Cocciopesto: la storia delle superfici continue.
La continuità non è una moda recente. Cambiano leganti, prestazioni e cicli applicativi, ma resta una lunga ricerca sulla materia, sul gesto e sul rapporto tra superficie e architettura.
Calce e laterizio frantumato.
Il cocciopesto nasce dall’unione di malte a base di calce e frammenti di laterizio. È stato impiegato storicamente per pavimenti e rivestimenti resistenti, anche in ambienti esposti all’acqua. Colore, granulometria e compattazione ne determinano il carattere: non è una semplice tinta terracotta, ma una materia costruita.
Una continuità legata alla tradizione veneta.
Il pastellone appartiene alla cultura dei pavimenti continui a base minerale diffusi nella tradizione veneziana e veneta. La superficie viene lavorata e compattata fino a ottenere un piano continuo, segnato da variazioni sottili e dalla mano artigiana. Oggi il termine viene usato anche per prodotti diversi: per questo occorre sempre chiarire composizione e ciclo applicativo.
Resina e microcemento non sono cocciopesto.
I sistemi resinosi e cementizi contemporanei hanno formulazioni, spessori e prestazioni differenti dalle tecniche storiche. Condividono però alcune domande progettuali: come evitare interruzioni inutili, come accompagnare la luce e quanto movimento lasciare visibile. Il riferimento alla storia serve a leggere meglio queste scelte, non a dichiarare equivalenze tecniche.
La storia diventa uno strumento di scelta.
Comprendere il comportamento delle superfici aiuta a distinguere un risultato uniforme da uno mosso, una finitura opaca da una satinata e una variazione artigianale da un difetto. ResinLove usa questa cultura per orientare progetti contemporanei; il restauro non è proposto come servizio autonomo.
Ogni progetto nasce da una conversazione.
Raccontaci lo spazio, l’uso e l’atmosfera che desideri. La superficie viene dopo: prima bisogna capire il progetto.
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